GLI SPIRITI DELLA NATURA

La persistenza del sacro dalla Preistoria al Medioevo

da Sabato 21 Giugno 2014; a Domenica 31 Maggio 2015
Chiesa di S. Agostino: Sabato e Domenica 15,30 – 18,30 Biblioteca Civica «Alliaudi»

dal Lunedì al Venerdì 9,00 – 19,00
Visite guidate per scuole e gruppi: tutti i giorni
tel 0121 794382 – E-mail: didatticacesmap@alice.it
Pinerolo – Italy

Contatto Ufficio Stampa CeSMAP:

ufficiostampacesmap@alice.it

Sommario

• La mostra (ideazione e testi di Dario Seglie, Direttore CeSMAP-Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica di Pinerolo, per i siti italiani e di Henry de Lumley, Direttore dell’Istituto di Paleontologia Umana di Parigi, per i siti francesi)

• «Gli spiriti della natura»
La persistenza del sacro dalla Preistoria al Medioevo
• Informazioni pratiche
• Audiovisivi disponibili

 

QUANDO GLI UOMINI PARLAVANO ALLA NATURA
LE TRACCE DEL SACRO

Esistono, nelle Alpi Occidentali ed anche nel Pinerolese, siti che testimoniano in modo evidente la persistenza del sacro lungo le epoche storiche. Tra questi alcuni riportano testimonianze che giungono addirittura dalla preistoria.
Sono siti che, per la loro stessa conformazione e posizione (in luogo elevato, in luogo nascosto, accanto a elementi naturali che richiamano il fluire della vita o forze non facilmente riconducibili all’esperienza empirica) si sono prestati da sempre a localizzare l’espressione religiosa dell’uomo.
Si tratta per lo più di luoghi elevati, vette, caverne, anfratti, “balme”, roccioni in posizione dominante il paesaggio circostante, spesso rivolte ad Est o a scorci maestosi, aree dove sgorgavano sorgenti o nelle quali sorgevano alberi sacri, luoghi spesso riconnotati con edifici di culti successivi o con simboli cristiani.
Questi ultimi sono quelli oggi più facilmente rintracciabili e costituiscono l’ultimo strato di una lenta e graduale sovrapposizione o integrazione di evidenti “tracce” del sacro.
In numerosi siti è possibile evidenziare le diverse fasi storiche della permanenza del sacro e anche della convivenza sincretica di culti diversi, spesso addirittura in contrapposizione tra loro. Basti pensare ai luoghi di culto del paganesimo agreste dapprima osteggiati e poi, in qualche modo, tollerati e “inculturati” in riti e devozioni propriamente cristiane.
I Romani avevano una politica di incorporare nel loro pantheon le divinità locali dei paesi che conquistavano. Questa scelta evitava loro tutte le opposizioni di ordine religioso nei paesi sottomessi. In una coesistenza culturale globale, il sincretismo si concretizza in un mix culturale, ovvero una vera creazione di insiemi culturali originali che trovano un certo equilibrio e coerenza partendo da più culture differenti.
Si tratta di un sistema dinamico di simboli, d’archetipi e di schemi che tendono a costituirsi in racconto. Sempre, per ciò che concerne l’aspetto temporale si nota che gli argomenti riferiti dal mito sono lontani nel tempo, situati in un periodo prima della storia, prima della creazione del mondo o durante le prime ere.

Il mito racconta una storia sacra e questa storia ha costituito l’oggetto di una credenza religiosa; i personaggi e gli oggetti del mito posseggono una sorta di aura sacra e sono l’oggetto di un culto. Le processioni, i sacrifici o le feste, questo insieme di riti, ridanno vigore al mito riattivandolo nel tempo storico ed erigendolo a modello di comportamenti da seguire ed azioni da compiere.
Il mito fissa i modelli esemplari di tutte le azioni umane significative per mezzo dei quali costituisce il luogo teatrale – i siti megalitici e d’arte rupestre – dove si rappresentano i conflitti interiori ed esteriori espressi dall’uomo.

Il mito pietrificato è forgiato dall’immaginazione e trasmette un messaggio ad un destinatario. Propone una spiegazione dei fenomeni conosciuti, risponde anche alla domanda cruciale che riguarda le origini: la creazione del mondo, la nascita dell’umanità, la fondazione di un sito, lo stabilirsi di un potere, interrogandosi in sostanza sul posto dell’uomo sul piano sociale, politico, religioso. Il mito inscritto nella pietra dà anche una rappresentazione dell’ “altrove”.
SAN MASSIMO DI TORINO E LA LOTTA AL PAGANESIMO

Tra la fine del quarto secolo e l’inizio del quinto, un Padre della Chiesa contribuì decisamente alla diffusione e al consolidamento del cristianesimo nell’Italia settentrionale: è san Massimo, Vescovo di Torino (la romana Julia Augusta Taurinorum) e del nord – ovest d’Italia; è giunta fino a noi una sua raccolta di circa novanta Sermoni. Da essi emerge un legame profondo e vitale del Vescovo con il suo territorio e con il popolo.
Il sacerdote Gennadio di Marsiglia, (Gennadius Massiliensis) storico cristiano, nella sua opera “De viris illustribus” precisa che Massimo visse regnanti Onorio e Teodosio il Giovane.
Il Cristianesimo, uscito dalla condizione di clandestinità con l’Editto di Tolleranza di Costantino e Licinio del 313, era limitato sia dalla concorrenza delle religioni misteriche sia dai culti pagani estesi a larghe fasce della popolazione. Con il disgregarsi dell’autorità di Roma, infatti, le popolazioni cristianizzate, percependo il Cristianesimo come religione istituzionalizzata declinante, riportarono alla luce i culti degli antenati considerati dalla Chiesa “idolatrici”. Il fattore che San Massimo nel V secolo s’impegnò a neutralizzare è legato al riaffiorare delle pratiche cultuali legate alla religiosità pre-cristiana, caratterizzata da un insieme di religio romana innestata sulla piattaforma di credenze preistoriche e di animismo primitivo. Un campionario di manifestazioni cultuali da cui le popolazioni non si discostavano facilmente perché, pur condannate dalle omelie di San Massimo, vi vedevano riflesse l’immagine degli antenati e le radici della propria identità vilipesa dalla conquista romana. Nei suoi Sermoni San Massimo si scagliò contro alcune di queste espressioni idolatriche, qualificate nel linguaggio dei chierici come “superstitiones”, sopravvivenze di paganesimo che istigano l’uomo ad allontanarsi da Dio inducendolo a rivolgere l’adoratio all’idolo, inteso come manufatto artificiale, persona umana, animale o vegetale. Dai sermoni di San Massimo traspare la capacità di resistenza delle pratiche pagane, che si mantenevano vive tra i Piemontesi del IV/V secolo, soprattutto nelle campagne e nelle montagne, dove la presa della religione cristiana era minore. San Massimo comprese che la rimozione degli idoli o la distruzione degli altari pagani, dei siti rupestri, delle fonti sacre e dei boschi e alberi venerati, potevano essere percepiti come atti violenti capaci di disorientare la popolazione, spogliandola dell’identità collettiva, e preferì imboccare una strada che portò ad astenersi dalla violenza messa in atto dai primi evangelizzatori per contrastare il paganesimo, invitando ad assumere atteggiamenti che accompagnassero la popolazione, senza strappi psicologici, dalle credenze dei padri alla nuova religione. L’azione dei chierici rivela la duplice preoccupazione che assillava la Chiesa delle origini: appropriarsi del tempo e dello spazio, sottraendo questi due ambiti al dominio del paganesimo. Cristianizzare il tempo significa passare da quello ciclico a quello lineare; cristianizzare lo spazio impone la riconnotazione del paesaggio, spogliato dei simboli pagani, con segni che rivelino l’appartenenza cristiana, rinnovando la topografia sacra con i loci sanctorum (luoghi dei santi), costruendo le basiliche dei martiri, deponendo reliquie cristiane e piloni votivi dove prima esistevano luoghi pagani di culto. In certi casi, i chierici tollerarono il preservarsi dei riti animisti, svuotandoli però del significato originario. Ad esempio, per cristianizzare un sito con antiche valenze sacrali si rivelò spesso sufficiente, e prudente, aggiungere il tracciamento del segno di croce, incidendolo sulle superfici recanti arte rupestre o issando croci su strutture megalitiche appartenenti alla tradizione preistorica.
IL MONTE BEGO (Tenda, Francia)

Montagna emblematica nel dipartimento delle Alpi Marittime, situata in Francia alla frontiera con il Piemonte cuneese, il monte Bego rivela i suoi segreti via via, con le nuove ricerche archeologiche che vi sono condotte.
Fin dal 1927, è un ricercatore italiano, Carlo Conti, che per primo segnala in questo santuario di pietra incisioni particolari: si tratta di raffigurazioni composte da tratti incisi a forma di zig-zag, di cerchi, di linee parallele….
Il lavoro di questo archeologo sarà proseguito da altri scienziati e oggi, dopo numerose campagne di rilevamenti, i ricercatori del Professor Henry de Lumley hanno potuto mettere in evidenza un insieme coerente di incisioni lineari databili alla fine del periodo romano e all’Alto Medioevo.
Segni simbolici, queste incisioni sarebbero legate a culti votati alla natura e alle sue forze vive che sono le montagne, le rocce, le sorgenti, i laghi, gli alberi, gli animali e il sole.
Queste incisioni schematiche si trovano in altri siti di arte rupestre della stessa epoca in Europa, segno della persistenza di superstizioni pagane all’alba del Cristianesimo.
LE INCISIONI SCHEMATICHE LINEARI

Un corpus presente in tutta l’Europa
Nelle alte valli della regione del monte Bego, migliaia di figure incise con una punta fine si aggiungono alle incisioni picchiettate dell’età del Rame e dell’età del Bronzo antico.
Sono incisioni di viandanti, di soldati, di pastori, di pellegrini, di cacciatori o di lavoratori, datate mediante l’indicazione dell’anno o lo stile della scrittura, com’è il caso per una incisione romana del II secolo. Sono anche raffigurazioni locali di personaggi, di imbarcazioni, di scudi, d’armi o di cappelle, tracciate negli ultimi cinque secoli da abitanti della regione o da viandanti.
C’è una categoria più difficile da collocare nel tempo : sono le incisioni schematiche lineari geometriche o rappresentative, di tipo meno regionale poichè sono conosciute in tutta Europa.
Queste grafie schematiche come gli arboriformi, le stelle, gli animali, gli zig-zag, potrebbero evocare la natura ma non sembrano trasmettere un messaggio : trasmetterebbero forse riti pagani dell’epoca Gallo-Romana o dell’alto Medioevo, conosciuti soprattutto grazie all’ardore iconoclasta dei primi Cristiani ?
Le incisioni schematiche lineari sono state considerate da Carlo Conti come più antiche delle incisioni picchiettate dell’età del Bronzo e qualificate Pre-Merveilles da Joseph Cabagno. L’osservazione di certe sovrapposizioni tra motivi picchiettati e lineari invita tuttavia oggi a considerare alcune di queste ultime come più recenti, il che conferma a poco a poco il loro rapporto con altre raffigurazioni medievali.
CRÔ DA LAIRI (FENESTRELLE, Val Chisone, Italia)

Il sito preistorico di arte rupestre di Crô da Lairi fu scoperto nel 1975 da Andrea Vignetta, storico fenestrellese, e segnalato al CeSMAP – Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica di Pinerolo dal figlio Luigi (Gigi) che accompagnò Piero Ricchiardi e Dario Seglie per i primi accertamenti in loco.
Il 14 Settembre 2013, si è effettuato un sopralluogo al sito, localizzato a circa 2000 m di quota sulle pendici meridionali del Monte Pelvo. Scopo della missione era constatare lo stato di conservazione e studiare il piano per una campagna archeologica che consentisse la messa in sicurezza del monumento e ricavare il completo calco tridimensionale, dal quale ottenerne poi una copia da destinare al costituendo Museo di Fenestrelle ed una seconda per il Museo d’Arte Preistorica di Pinerolo.
Si è potuto verificare che la roccia non ha subito danni visibili in questi ultimi quarant’anni, ma -contiguo al lato Est- è cresciuto un cespuglio di ortiche che può lasciare acidi umici e insinuare radici nei piani di scistosità del lastrone roccioso le cui misure massime sono 350 x 260 x 40 cm di spessore, trattandosi di un elemento monolitico posato sul terreno vicino ad un roccione affiorante recante altre incisioni rupestri. L’alta presenza di mica rende la roccia molto “scintillante” sotto i raggi del sole.
Specie sulla superficie a valle del Masso di Crô da Lairi, verso Ovest, sono presenti placche delle roccia a rischio di esfogliazione a causa delle acque di scioglimento nivale che, insinuandosi tra i piani di scistosità e gelando, potranno causare distacchi di dette placche.
Si precisa che la datazione più probabile del Masso di Crô da Lairi ( “Fondo dei Ladri” in lingua occitana), appartenente tipologicamente al megalitismo alpino, è compresa in un arco di tempo che partendo dall’Età del Rame si prolunga durante tutta l’Età del Bronzo e del Ferro. Era certamente ancora in uso come luogo di culto religioso nell’Alto Medioevo, periodo al quale appartiene una piccola croce, incisa al centro dei petroglifi, epoca della cristianizzazione del sito, confermante una sincretica nuova valenza religiosa per un sito di culto millenario di alta quota, significativamente coronato dalla maestosità delle grandi vette circostanti.
Il Masso di Crô da Lairi è quindi un importantissimo sito preistorico di arte rupestre, tra i più significativi delle Alpi, anche per la vicinanza di due altri luoghi archeologici di straordinaria valenza (gli insediamenti umani preistorici di Balm’Chanto – Roure e di Roc del Col – Usseaux, rispettivamente datati 4200 e 3500 anni fa, oggetto di campagne di scavo del CeSMAP con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte negli anni 1979 – 1984) tutti nel territorio dell’alta Val Chisone.

 

CUMIANA, FRAZIONE COSTA, PINEROLESE
CHIESA E PILONE VOTIVO DI SAN VALERIANO.

Una sentita consuetudine popolare-religiosa fu sicuramente il pellegrinaggio, nel giorno del Lunedì dell’Angelo o Pasquetta al Santuario di San Valeriano nella frazione Costa di Cumiana.
Il santo, un soldato cristiano della legione romana Tebea, capitanata da San Maurizio e sterminata nel Vallese nei pressi dell’antica Agaunum, fu costretto a rifugiarsi tra i monti per non aver voluto abiurare la sua fede. Inoltre avrebbe contribuito a portare, con altri militi Tebei, la religione cristiana nelle vallate alpine occidentali.
Proprio per la diffusione di questa “credenza”, si cominciarono ad erigere cappelle a lui dedicate, tra cui questa, la più significativa, considerando anche i segni che si accompagnano alla forte localizzazione del santo, quali sono, ad esempio, il ciclo di leggende relativo alla sua presenza su Rocca Due Denti, il salto indenne compiuto da quelle rocce fin sul luogo dove sorge il santuario, l’impronta lasciata dalle sue ginocchia su di una roccia del poggio ove sorge il santuario, edificato nel 1454, oggi sede di una piccola comunità monastica.
La nutrita partecipazione popolare al pellegrinaggio era anche sostenuta dal fatto che San Valeriano era altresì noto come taumaturgo e dispensatore di fertilità per le donne che visitavano il pilone votivo contenente le impronte delle sue ginocchia e tibie. Trattandosi di due coppelle e canaletti, è agevole vedere la continuazione di riti propiziatori preistorici legati alla roccia, cristianizzati e solennizzati dalla costruzione sulla roccia stessa del pilone votivo che ingloba i petroglifi.

 

MONTE BRACCO, VALLE PO, PIEMONTE
RUOTA SOLARE PROTOSTORICA E PILONE VOTIVO

Il Monte Bracco è un massiccio montuoso che si protende verso la pianura padana, separato dal resto della catena alpina dalla Colletta (609 m), il basso valico stradale che mette in comunicazione Paesana con Barge e con il Pinerolese.
A lato della strada che conduce all’antico monastero cistercense, su un promonorio roccioso che domina la piana e guarda al Monviso, montagna sacra fin dalla più remota antichità, si trova incisa, sulla superficie rocciosa pianeggiante, una grande ruota solare a raggi interni che si dipartono da un cerchio con coppella centrale. La figura è completata da una serie di corti raggi esterni che escono dalla circonferenza di circa 100 cm di diametro.
La costruzione du un pilone votivo cristiano ha parzialmente coperto un settore della ruota solare protostorica, segnalando così la continuità della sacralità del luogo attraverso i secoli.
BIENCA, FRAZIONE DI CHIAVERANO (TORINO)

L’associazione di un masso recante incisioni rupestri con un pilone votivo dedicato alla Vergine mette in risalto la continuità della valenza sacrale del sito, probabilmente dedicato alla fertilità.
LIVORNO FERRARIS (VERCELLI)
IL MENHIR E LA CHIESA TEMPLARE DI ISANA
Il menhir di Isana, la cui parte emergente triangolare misura 80 cm alla base con un’altezza di 70 cm, è situato nei pressi della chiesetta di origine templare a Livorno Ferraris, l’antica Liburnum romana.
Sotto il sito sgorga una fonte di acqua risorgiva che raggiunge e attraversa la chiesa da Ovest ad Est.
Il menhir con la sommità triangolare recante una coppella è oggi inclinato verso Est ed è interrato per circa 4 metri.
Si ipotizza sia stato eretto in un sito preistorico dedicato a divinità delle acque ed usato anche a scopi magico-terapeutici; nella tradizione popolare è usato ancora oggi come schienale sul quale strusciare il corpo in un rituale di guarigione.

La piccola chiesa di Isana è dedicata alla Vergine Maria Assunta in Cielo, festeggiata ogni anno il 15 di Agosto con una processione votiva le cui origini sono molto antiche. La costruzione della chiesa risale al XII secolo a cura dell’Ordine dei Templari che avevano installato, proprio in questo sito, una loro “mansio”. La “Domus Sancte Marie de Ysana” dipendeva dal Priorato templare di San Giacomo di Vercelli.
Nella mansio si dice abbia sostato Filippo II Augusto, re di Francia, di ritorno dalla terza Crociata nel 1191, percorrendo la via Francigena.
LUGNACCO, VALCHIUSELLA, (TORINO)

La chiesa parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine, risalente all’ XI secolo, è il luogo di culto più antico della Valchiusella, realizzato sui resti di un tempio pagano.
La presenza di preesistenti culti pagani è stata confermata dalla identificazione, nei pressi del cimitero posto a ridosso dell’abside della antica parrocchiale, di un menhir risalente all’Età del Bronzo.
Il monolite di gneiss (lungo 3,85 metri, per una circonferenza di base pari a 1,20 metri ed un peso di circa 1,8 tonnellate) è segnato da regolari intagli longitudinali e la sua forma affusolata rivela la probabile connessione a riti di propiziazione della fertilità e di purificazione, ricordati nel nome della chiesa.

 

IL MENHIR DI TRAMONTI, FRAZIONE DI SCHIARA, COMUNE DI LA SPEZIA
Il menhir di Tramonti, scoperto nel 1922 da Ubaldo Mazzini, storico di La Spezia, è alto 250 cm e spesso 70 cm. Presenta evidenti segni di lavorazione e sagomatura: rastremato alla base ed appuntito al vertice.
Si trova in uno slargo lungo l’antica mulattiera che congiungeva l’importante monastero medioevale di S. Venerio con le cosiddette “Cinque Terre”, passando sul crinale montuoso.
L’intera area sembra avere subito una intensa cristianizzazione poichè
il menhir è sormontato da una croce in ferro, un tempo in legno; inoltre la località immediatamente ad Ovest ha nome “Monte della Madonna”, dove sorge una chiesetta dedicata a S. Antonio Abate, noto fin dall’antichità per la sua attività di esorcista.
VAL CAMONICA, LOCALITÀ PASPARDO, BRESCIA
ROCCIA DEL SOLE – CAPITELLO DEI DUE PINI – PILONE VOTIVO
Paspardo è un piccolo paese a 978 metri sul livello del mare e poco più di 650 abitanti, in Valcamonica (provincia di Brescia) e si trova a far parte di una vasta area con incisioni preistoriche che l’UNESCO ha inserito nel 1979 nella Wold Heritage List. Il complesso incisorio di Paspardo, in località Plas è composto da tre insiemi istoriati distribuiti su tre lastre rocciose quasi piane e verticali di arenaria. Il primo, posto a circa un metro dal suolo è la cosiddetta “Roccia del Sole” sulla quale sono incisi tre cerchi concentrici, affiancati da altri due cerchi più piccoli. Dai cerchi centrali si dipartono tre fasci di raggi divergenti.
Il secondo insieme, con figure di colore bianco e scarse incisioni è posto sulla destra per chi guarda poco sopra al primo, riporta simboli antropomorfi, cruciformi, zoomorfi ed altri di difficile lettura.
Il terzo insieme di petroglifi, ancora più in alto, a sinistra, è il cosiddetto “Capitello dei Due Pini”, (Età del Rame, circa 3500-3000 a.C.), sul quale sono rappresentati un simbolo solare, cinque pugnali rituali a lama triangolare e con manico a forma di mezzaluna, otto linee orizzontali, due alabarde ed un cervide.
Sul sito in località Plas, accanto alle superfici recanti l’arte rupestre preistorica, fu edificato un pilone votivo dedicato alla Madonna, evidente cristianizzazione di un luogo che ha conservato la sacralità e la religiosità fin dalle epoche preistoriche.

CALIMERA, LECCE, PUGLIA
LA CHIESA DI SAN VITO CON LA SACRA ROCCIA FORATA

Ubicata nella campagna della “Grecìa salentina” vicino all’antico Bosco di Calimera, la chiesa bizantina risale al XVI secolo. Al centro dell’unica navata, sporge dal pavimento un megalite calcareo di epoca precristiana, detto Sacra Roccia di San Vito, con un foro nel mezzo (Mên-an-Tol, ovvero pietra forata). La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente passi attraverso il foro per purificarsi. Questa usanza si fa risalire ai riti propiziatori della fertilità di epoca preistorica. Il Mên-an-Tol , simbolo femminile, facilmente collegabile per la sua forma alla Dea Madre, rimanda anche al culto solare maschile, essendo i riti di fertilità, come la Pasqua, collegati all’equinozio primaverile.
Il “passaggio rituale” nel foro è stato integrato nella cristianità come culto di religiosità popolare in virtù di una continuità del sacro esistente tra i riti pagani di nascita, morte, rinascita e la “rinascita” ad una vita spirituale superiore, celebrata nella Pasqua con il richiamo alla risurrezione di Cristo.
Colophon
Mostra internazionale:
«Gli Spiriti della Natura»
La persistenza del sacro dalla Preistoria al Medioevo
Museo d’Arte Preistorica, Pinerolo, Italia, 2014 – 2015

Pinerolo: 21 Giugno 2014 – 31 Maggio 2015
MOSTRA – Sedi espositive:
Chiesa di S. Agostino
Via Principi d’Acaja, Pinerolo
Orari: sabato e domenica: 15,30 – 18,30

Biblioteca Civica “Alliaudi”
Via Cesare Battisti 11, Pinerolo
Orari: dal lunedì al venerdì: 9,00 – 19,00
Visite guidate per scuole e gruppi: tutti i giorni, prenotazione obbligatoria
Tel. 0121 794382 – Web: www.cesmap.it – E-mail: didatticacesmap@alice.it
a cura del:
CeSMAP – Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica, Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo; Città di Pinerolo – Assessorato alla Cultura

ideazione:
Henry de Lumley (IPH, Paris) – Dario Seglie (CeSMAP, Pinerolo)

promossa da:
CeSMAP – Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica, Museo Civico di Archeologia e Antropologia, Pinerolo,
IPH – Institut de Paléontologie Humaine de Paris, Conseil Général des Alpes-Maritimes – Musée Départemental des Merveilles, Tende, Francia
Università di Torino, Dipartimento di scienze antropologiche, archeologiche e storico-territoriali

Patrocini e Ringraziamenti:
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Roma,

Soprintendenza Archeologica,

Soprintendenza Beni Architettonici,

Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici – Piemonte, Regione Piemonte

Assessorato alla Cultura, Ufficio Scolastico Regionale Piemonte, Provincia di Torino,

Città di Pinerolo,

Fondazione Cassa di Risparmio di Torino,

Italia Nostra del Pinerolese, Pinerolo,

GAT – Gruppo Archeologico Torinese,

Lions Club di Luserna e Torre Pellice, Lions Club “Acaja” – Pinerolo,

Vita Diocesana Pinerolese, Circolo Sociale 1806 – Pinerolo,

Centro Studi “Silvio Pellico”,

IFRAO – International Federation Rock Art Organizations,

ICOM – International Council on Museums, Conseil Général des Alpes-Maritimes, Musée Départemental des Merveilles, Tende, Francia.

Collezioni arte rupestre:
CeSMAP – Pinerolo
Collaborazioni:
Biblioteca Civica “Alliaudi” Pinerolo
Circolo Sociale 1806, Pinerolo

Collaboratori:
Ricchiardi Piero, Presidente CeSMAP; Dario Seglie, Direttore e coordinatore della Mostra; Roberto Seglie, Segretario Generale; Daniele Ormezzano, Vice Presidente; Enrico Comba, Vice Direttore; Giuseppe Brunod, Tere Grindatto, Luca Midulla, Pierantonio Oppezzo, Diego Priolo, Richard Wolff, Michele Tosco (ideatore della Sezione “Dalla parte dei Draghi”).

Collaboratori esterni:
Filippo M. Gambari – Soprintendente Archeologico della Lombardia; Raffaella Poggiani Keller – già Soprintendente Archeologico della Lombardia; Maria Giuseppina Ruggiero – Soprintendenza Archeologica della Lombardia; Fratello Giorgio Allegri – Monastero di San Valeriano; Enrico Calzolari – Associazione Ligure Studi Archeoastronomici; Henry De Santis – Archeoastronomia Ligustica; Marisa Grande, Ezio Sarcinella – Società Italiana di Archeoastronomia; Anna Maria Capozza Gambino, Stefano Manfredi – Associazione Storico-Culturale Roch Üss di Cumiana; Silvia Sandrone, Chales Turcat, Musée Départemental des Merveilles, Tende, Francia.

Progettazione espositiva e degli allestimenti: Tere Grindatto;

Maquette e restauri: Franco Carminati;
Allestimenti e Laboratorio: Remo Cardon, Adalberto Fiorillo, Giuseppe Irrera;
Grafica e comunicazione, mediaplanning: Mario Fina, Graphic Designer; Norman Storello;
Layout dei pannelli e informatica: Fabrizio Turina (Light of Stars Studio);
Internet: Giuseppe Brunod;
Video: Pierantonio Oppezzo, Jean-Pierre Baux;
Sezione Didattica: Angela Falcone, Emanuela Genre e Collaboratori;
Ufficio Stampa e Segreteria CeSMAP: Cristina Menghini;
Servizi giornalistici: Maurizio Menicucci, RAI-TV, Torino, Patrizio Righero, Vita Diocesana Pinerolese;
Servizi giornalistici esteri: Andrew Howley, National Geographic – Washington DC, USA;
Servizi museali: I.RI.S. – Istituto Ricerche Socioterritoriali, Pinerolo;
Conferenze sul tema: Circolo Sociale 1806, Pinerolo.