Cro da Lairi – Fenestrelle – Masso-altare preistorico, cristianizzato.

Le carte di identità dei Beni Culturali del Pinerolese.

Nel corso di una serata di Ottobre 2014 dedicata alla cultura, organizzata dalla Scuola Latina di Pomaretto, nel cuore delle Alpi Cozie (la montagna esiste e resiste, viva e popolata !), presentata dal presidente Carlo Baret, mentre si commentava l’esposizione delle riflessioni sui Romani in Val Perosa, pubblicate da Giovanni Laurenti, insegnante, sindaco e storico, si è anche divagato, con oscillazioni in campi vicini e lontani rispetto al tema (scuola, linguistica e toponomastica, partiti occitanisti, beni culturali, …); digressioni favorite dal moderatore della serata, Dario Seglie, direttore del CeSMAP di Pinerolo, che aveva introdotto l’argomento della presenza romana in Val Chisone per poi cedere la parola all’autore della pubblicazione.

L’importante presenza preistorica in Val Chisone, antropizzata fin dalla fine dell’epoca glaciale, 14.000 anni or sono, e quindi con siti del III e del II millennio a. C. di interesse europeo quali Balm’ Chanto (Comune di Roure) e Roc del Col (Comune di Usseaux), nelle epoche successive, alle soglie della Storia, non fu area di interesse per l’impero romano, né economico né strategico né logistico. La vicina Val di Susa viceversa, quale asse viario per la Gallia, fu oggetto dell’attenzione di Roma, rimanendo nel tempo un territorio importante per i collegamenti Est-Ovest e viceversa fino ad oggi, TAV (e no TAV) docet.

Nel corso della serata e del dibattito ho avuto l’opportunità di evocare più volte l’importanza della presenza di Beni Culturali (e Naturali) nei territori, elementi di cui non esiste un inventario. Si parlò di siti che erano venuti alla ribalta, come i resti di un forte del 1500 sulla rocca di Perosa Argentina e gli affreschi dell’anno 1000 (un Paradiso terrestre) nei ruderi della chiesa di San Martino in Val Germanasca, siti oggetto di ispezioni delle Soprintendenze, sollecitate dal CeSMAP, e poi tornati nel dimenticatoio delle istituzioni e delle popolazioni.

Quando a Pinerolo fu costituita la Commissione Comunale per i Beni Culturali, il primo indirizzo che venne proposto al Sindaco di allora fu di incaricare un gruppo di lavoro per iniziare la schedatura dei Beni Culturali; si intendeva procedere ad un primo inventario, con una scheda semplice corredata da fotografie, una carta di identità. Il gruppo di lavoro non fu mai formato ed il patrimonio del territorio rimane per la maggior parte sconosciuto, non registrato. Il peggio è che se sparisce un elemento (quadro, portale, candelabro, ecc.) non si ha neppure un documento, una carta di identità appunto, per svolgere le ricerche e le indagini.

A seguito di questa considerazione sulla necessità fondamentale di avere un inventario, una schedatura anche fotografica, dell’ingente patrimonio culturale: edifici civili, militari, religiosi, monumenti, siti archeologici e reperti, affreschi, dipinti, sculture, arredi, mobili, suppellettili, collezioni, carte, stampe, libri, manoscritti, strumenti, archivi, biblioteche, ecc. vengo alla mia proposta che intende ampliare quella che avevo fatto, grazie all’ Associazione Silvio Pellico col portale “Terre d’Acaia”, per l’individuazione di 150 “beni faro” del Pinerolese, 3 per ogni Comune.

La proposta:
Ogni Comune, in proprio se ha una commissione culturale, oppure designando e delegando un gruppo di lavoro (ad es. le Pro Loco, l’ANA, il CAI, la Giovane Montagna, ecc.) dovrebbe iniziare il lavoro di inventario e schedatura di tutti i beni ritenuti degni di avere una carta di identità.

Questo lavoro, per dare omogeneità metodologica territoriale, dovrebbe essere coordinato, nelle fasi iniziali e monitorato durante il processo, da un ente che possegga la competenza specifica e la dimensione sovra comunale: mi pare che non possano esserci dubbi nell’indicare come massimamente e istituzionalmente competente Italia Nostra, Sezione “Ettore Serafino” del Pinerolese.

Sarà un lavoro abbastanza lungo nel tempo, Comune per Comune dove saranno depositati i documenti dell’Inventario dei Beni Culturali (IBC), ma potrà costituire un impegno al quale la società civile nelle sue espressioni associative ed i cittadini, comprese ovviamente ed in primis le scuole, intese come presidio principale del genius loci del territorio, potranno lavorare per realizzare uno strumento fondamentale -oggi inesistente- per la conservazione, la protezione e la valorizzazione del patrimonio locale.

Il Pinerolese riscoprirà così -verba volant, scripta manent- la straordinaria quantità di Beni Culturali, accumulatasi nei millenni, formando un territorio unico e di incomparabile qualità e bellezza.

Dario Seglie
CeSMAP