ARCHEOASTRONOMIA
IL SIGNIFICATO ASTRONOMICO DEL MASSO DI CRÒ DA LAIRI
DI GUIDO COSSARD

Archeoastronomia: il significato astronomico del Masso di Crò da Lairi

Il lastrone di Crò da Lairi si trova sulle pendici del monte Pelvo, sulla sinistra
orografica del Chisone, a monte dell’abitato di Puy (Torino) e della strada che
porta al Colle delle Finestre.
Posto ad un’altitudine di circa 2000 m, il lastrone presenta una caratteristica
peculiare, visto che si trova in una posizione che non risulta essere
dominante, a differenza di quanto capita in generale a altri massi analoghi
contenenti coppelle o incisioni. Anzi, inaspettatamente, la pietra risulta quasi
celata in una piccola depressione del terreno. Già questo fatto testimonia che
ci si trova in presenza di una roccia eccezionale.
Gli archeologi ritengono che si tratti di un masso altare, tra l’altro notevole,
visto che presenta delle dimensioni di 3,5 m per 2,8 m.
Sulla lastra si osservano numerose coppelle, oltre a diversi segni incisi. Si
contano decine di coppelle, di dimensioni molto differenti tra loro, spesso
unite da lunghe canalette.
Secondo il mirabile rilievo effettuato dal CeSMAP (https://www.cesmap.it/
cesmap/scavi_pinerolesi/crodala2.htm) è possibile giungere ad alcune
interessanti conclusioni.

Le coppelle più estese presentano un diametro di una ventina di centimetri
per una profondità di circa dieci, mentre quelle più numerose hanno diametri
decisamente più contenuti.
Come fanno notare gli esperti del CeSMAP, considerata l’inclinazione della
pietra sul terreno, le coppelle disposte nella parte bassa, verso sud,
sembrano disposte in modo tale da raccogliere i liquidi che vengono a cadere
sulla superficie della lastra. Un’altra coppella di grandi dimensioni si trova al
di sotto di questo gruppo, collocata in modo tale da accogliere definitivamente
i liquidi.
La parte est della pietra presenta incisioni molto erose, non sempre
facilmente intellegibili, che gli archeologi ritengono difformi tipologicamente
dal gruppo principale. Alcuni avanzano l’ipotesi che facessero parte di un
disegno complessivo attualmente impossibile da ricostruire. Comunque si
possono osservare vari simboli.
Nella parte sinistra in alto è stata incisa l’impronta di un piede facilmente
riconoscibile, al di sotto del quale si possono individuare alcune incisioni;
queste, dal nostro punto di vista, sono le più importanti, perché si possono
riconoscere due evidenti simboli astronomici: un simbolo solare affiancato da
una mezzaluna; dalla disposizione reciproca si tratta di una Luna calante
avanzata, ben dopo la fase di ultimo quarto. L’osservazione della Luna,
presso le popolazioni storiche antiche, spesso era legata alla necessità di
determinare il mese lunare.
Il masso è disposto in modo tale che un asse segni la direzione nord-sud e
l’altro, considerata la forma abbastanza regolare della lastra, indichi invece
l’equinoziale.
Accertato il significato astronomico del masso, grazie ai simboli solare e
lunare presenti, si tratta ora di capire se in qualche modo siano interpretabili
le canalette o i gruppi di coppelle. Grazie ai rilievi pubblicati sul sito del
CeSMAP (Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica) di Pinerolo è possibile
affrontare il discorso in modo più approfondito.
Osservando la lastra nel suo insieme, il gruppo risulta estremamente caotico
e poco propizio ad una interpretazione di carattere stellare.
Tuttavia la situazione risulta molto differente se invece di esaminare il
lastrone nel suo insieme, si suddividono le coppelle in base alle loro
dimensioni.
Da questo punto di vista, risulta evidente come si possono individuare tre
diversi gruppi di coppelle, appunto in funzione del loro diametro: un primo
gruppo di diametro molto grosso, tra i 10 e i 20 centimetri circa, un secondo
gruppo di coppelle di diametro intermedio, indicativamente tra i 6 e i 10
centimetri e un terzo gruppo, il più numeroso, con dei diametri decisamente
più contenuti, inferiori ai 5-6 centimetri.
Esaminando i gruppi di coppelle sul rilievo, considerati singolarmente, il
discorso appare decisamente più chiaro.Partiamo dal primo gruppo (diametro molto grosso, tra i 10 e i 20 centimetri circa) composto dalle tre grandi coppelle allineate e dalla quarta, sempre di
grandi dimensioni, più bassa rispetto alle altre: queste rappresentano con una
straordinaria precisione la Cintura della costellazione di Orione.

COPPELLE DEL PRIMO GRUPPO DEL MASSO DI CRÒ DI LAIRI
In effetti le prime due sono più grandi e in linea, mentre la terza è spostata ed
è leggermente più piccola. Le stelle della cintura di Orione, Alnitak, Alnilam e
Mintaka, sono proprio disposte in questo modo, con Mintaka meno luminosa
e leggermente spostata rispetto all’allineamento Alnitak-Alnilam. La quarta
stellina, Sigma Orionis, è al di sotto della cintura di Orione e corrisponde alla
quarta coppella incisa nella roccia al di sotto delle tre principali.
Le dimensioni del gruppo testimoniano l’importanza e l’attenzione che doveva
essere rivolta alla parte centrale della costellazione di Orione che corrisponde
appunto alla Cintura.Possiamo osservare una sovrapposizione delle coppelle con uno schema che
riproduce la posizione delle stelle della Cintura di Orione, ricavato da una
fotografia.

Altrettanto interessante risulta il discorso circa il secondo gruppo di coppelle,
quelle di dimensione intermedie; se le osserviamo, separatamente dalle altre,
notiamo come ce ne siano alcune sparse sul lastrone, che non sembrano
voler rappresentare nulla di ben definito, e poi si trovi un gruppo di coppelle
ravvicinate che sembra avere una sua fisionomia ben specifica.
Anche in questo caso tale gruppo ha un’evidente interpretazione astronomica
e riproduce le stelle dell’asterisma delle Pleiadi, il celebro ammasso aperto.LE PLEIADI
Questo fatto è estremamente importante, perché se pensiamo al numero di
rappresentazioni delle Pleiadi che si possono incontrare su questo arco delle
Alpi, dal Roccerè, a Chialamberto, a quelle presenti in Valle d’Aosta, appare
chiaro come in questo arco delle Alpi fosse presente, e fortemente sviluppato,
un culto delle Pleiadi antichissimo e diffuso.
RILIEVO DEL GRUPPO DI COPPELLE CARATTERIZZATE DA UN DIAMETRO INTERMEDIOOsserviamo la sovrapposizione delle Pleiadi al rilievo del gruppo di coppelle:
AL ROCCERÉ (VALMAIRA)
L’AUTORE HA IDENTIFICATO IN
UN GRANDE GRUPPO DI
COPPELLE LA COSTELLAZIONE
DI PERSEO.
LE RAPPRESENTAZIONI DI
COSTELLAZIONI ATTRAVERSO
COPPELLE NON SONO QUINDI
SOLO PRESENTI AL CRÒ DI LAIRIIl terzo gruppo di coppelle, quelle i cui diametri presentano dimensioni
limitate, non sembra invece presentare nessuna particolare coerenza nella
loro disposizione; le loro posizioni reciproche non sembrano riprodurre
nessun gruppo di stelle.
Il fatto risponde ad una certa logica: probabilmente le costellazioni più
importanti, che con ogni probabilità venivano divinizzate, sono rappresentate
attraverso le coppelle più grandi e maggiormente significative.
Le altre coppelle invece potrebbero rappresentare degli atti devozionali, una
sorta di ex voto, e probabilmente venivano aggiunte in momenti diversi,
anche se, naturalmente, questa idea è da considerarsi una semplice ipotesi,
non avendo alcun elemento concreto da portare a sostegno di questa idea;
questo però spiegherebbe perché questo gruppo di coppelle non avesse la
necessità di offrire una disposizione tale da rappresentare qualcosa di
particolare.
Il gran numero di canalette che le collega farebbe pensare a pratiche di
idiomatica o a analoghe operazioni di previsione del futuro attraverso lo
scorrimento dei liquidi.
Ritorniamo ora al masso altare, indicando le stelline rappresentate.
LA CINTURA DI ORIONE SUL MASSO DI CRÒ DA LAIRI
LE STELLE DELLA CINTURA DI ORIONE SUL MASSO DI CRÒ DA LAIRILE PLEIADI SUL MASSO DI CRÒ DA LAIRI
I NOMI DELLE STELLE DELL’AMMASSO
Infine, anche il fatto che la pietra, a differenza di tante altre, presenti un’incisione che rappresenta un piede, può presentare un significato di carattere astronomico: per esempio, poteva voler indicare una direzione, presumibilmente quella attraverso la quale l’osservatore, fosse esso un sacerdote, uno sciamano, o qualsiasi altro personaggio in atto di osservare il cielo, dovesse disporsi per osservare una specifica costellazione del cielo.
Future ricerche sul terreno potranno fornire informazioni anche su questo importantissimo aspetto.

www.cossard.it

Bibliografia di archeoastronomia generale:
Guido Cossard, Cieli Perduti, Utet, Milano 2018 (seconda edizione)
Foto e disegni:
Le foto del masso di Crò di Lairi sono di Patrizia Valenziano e Alessandro Vercelli
Il rilievo della pietra è a opera del CeSMAp e ripreso dal relativo sito

Note sull’autore
Guido Cossard, fisico, è Presidente dell’Associazione di Ricerche e Studi di
Archeoastronomia Valdostana.
Attivo conferenziere, ha pubblicato numerosi testi tra cui Storia e riti di
Capodanno (1999), Firmamentos Perdidos (Città del Messico, 2015) e per la
UTET ha collaborato all’Atlante dell’Universo (1998) e scritto Cieli perduti,
giunto alla seconda edizione
In considerazione del contributo da lui dato nel campo dell’archeoastronomia, nel 2005 la International Astronomical Union (IAU) gli ha dedicato il pianetino (4993) 1983 GR, che da allora si chiama Cossard.
www.cossard.it