La Peira Eicrita di San Germano Chisone-un antichissimo oroscopo greco-egiziano ?
di Guido Cossard

Come premessa di questo lavoro, va precisato subito un aspetto: l’astrologia
non ha nessun fondamento scientifico e i confini con l’astronomia sono netti
e chiari. Dunque, quando nel presenta testo si parlerà di interpretazione
astrologica, di Case, di Segni, lo si farà perché questo è quello in cui
effettivamente credevano in quel momento e, dunque, se si vuole
comprendere l’interpretazione delle incisioni sulla pietra bisogna calarsi nello
spirito di un ipotetico osservatore di diversi millenni orsono. Ma il linguaggio
non deve confondere né prestare il minimo fianco a suggestioni di tipo
astrologico.
Seconda premessa: quanto avanzato da questo lavoro è un’ipotesi.
Un’ipotesi forte, suffragata da numerosi elementi, caratterizzata da coerenza
e logicità, difficilmente confutabile; ma pur sempre un’ipotesi. Nessuno potrà
provare con certezza che questa idea sia quella corretta; mi è di conforto
comunque pensare che, d’altra parte, mai nessuno potrà neppure provarne il
contrario.
Il monolite chiamato Peira Eicrita si trova nei pressi di San Germano
Chisone, in provincia di Torino. E’ situato in posizione dominante, a una
quota di 600 m, dalla quale è visibile tutto lo sbocco della bassa Valle
Chisone, sulla pianura di Pinerolo. Il nome della pietra significa Pietra Scritta;
altri sostengono che Peira Eicrita voglia dire Pietra Scheggiata. La roccia, un
gneiss con delle inclusioni di quarzite, fu esaminata dallo studioso Silvio
Pons già negli anni 20 dello scorso secolo.

San Germano Chisone -Peira Eicrita. Osservatorio astronomico dell’Età del Bronzo (3.500 anni fa)

Le dimensioni del monolite sono ridotte, di circa 130 x 75 cm, ma le incisioni
ricavate sulla sua superficie sono estremamente interessanti.
I segni riprodotti sulla pietra sono molto abrasi, cosa che potrebbe
testimoniarne l’antichità. La loro complessa e articolata disposizione sulla
superficie sommitale della roccia sembra riprodurre un’attenta composizione
unitaria, piuttosto che la somma di una serie di incisioni indipendenti
tracciate vicine.
Come scrive il dott. Dario Seglie, in La Peira Eicrita di San Germano Chisone,
bollettino 2-3 del CeSMAP


, (Figura 1, rilievo di Tere Grindatto)
“al centro spicca un segno reticolato quadrangolare circondato da piccoli simboli solari
– a cerchio e punto centrale – collegati a segni oculiformi. Lateralmente si
nota un piccolo antropomorfo a braccia levate.
Particolarmente significativa è la presenza di un simbolo a svastica raggiata il
cui impianto cruciforme è perfettamente orientato secondo i punti cardinali.
Diversi altri segni, molto abrasi, sono ormai di difficile lettura.
Alcune coppelle di piccole dimensioni costellano la composizione. I simboli
solari e il perfetto orientamento verso levante costituiscono la caratteristica
peculiare di questo monumento rupestre.”
In questo lavoro vogliamo discutere quello che è il segno reticolato
quadrangolare (figura 2), ricordando che esso è circondato da incisioni di
carattere astronomico, nello specifico dei simboli solari.

Inoltre grazie a uno studio del Dott. Dario Seglie, direttore del CeSMAP e museo di
Pinerolo, si può sostenere che la pietra abbia un significato di carattere
archeoastronomico. Nello specifico, le incisioni presenti sulla superficie della
pietra sono dirette sul punto in cui sorge il Sole nel giorno del solstizio
d’inverno.
Questa osservazione è stata confermata, nel dicembre 2019, da Alberto
Cora e Marilena Bosticco.
Dunque possiamo dire che le caratteristiche di carattere astronomico di
questo monolite sono numerose e inequivocabili.
Le riassumiamo:
1) i lati della croce che forma la svastica sono orientati sui punti cardinali;
2) i lati del quadrangolo, molto simile a un quadrato, che forma il reticolo
sono anch’essi orientati sui punti cardinali;
3) L’orientamento delle incisioni principali è sul punto di levata del Sole al
solstizio d’inverno;
4) sono presenti tre evidenti simboli solari;
5) è presente un simbolo lunare, una evidente mezzaluna, all’interno del
reticolo.
A questi elementi ne vogliamo aggiungere un altro che potrebbe rivestire una
straordinaria importanza.
Il reticolo è di difficile interpretazione.
Potrebbe essere uno strumento per giocare sulla pietra, una sorta di
scacchiera primitiva. Tuttavia, il contesto astronomico e la caratteristica del
reticolo fanno subito pensare a tutt’altre ipotesi.
Va subito detto che sono numerose le incisioni su pietra che rappresentano
strumenti per giocare; ma questi generalmente richiamano il diffuso gioco
popolare del filetto, a volte rappresentato con diagonale e a volte senza, ma
sempre con quadrati concentrici che presentano i lati paralleli. Ricordiamo
che il giorno del filetto si gioca, con delle pedine, su una tastiera formata da
alcuni quadrati concentrici a lati paralleli; lo scopo è quello di riuscire ad
allineare tre pedine con simboli uguali, sulla scacchiera quadrata, cercando
di impedire all’avversario di fare altrettanto.
Nel caso della Peira Eicrita, invece, il quadrato interno presenta i lati inclinati
di circa 45° rispetto quelli del quadrato esterno. Esistono tante altre
rappresentazione di gioco su pietra, ma nessuno presenta la forma del
reticolo della Peira Eicrita, la cui tipologia sembra quasi unica . Dunque 1
possiamo ragionevolmente escludere che il reticolo rappresenti un gioco.
Esiste invece un’altra ipotesi che, per quanto incredibile, spiegherebbe molto
bene la tipologia dell’incisione.
Per capire l’importanza questo reticolato è necessario effettuare una
digressione circa i metodi grafici di rappresentazione degli oroscopi, o temi
natali, secondo l’astrologia classica.

Noi siamo abituati a considerare come oroscopo, o tema natale, la canonica
e diffusa rappresentazione circolare del cielo, considerato nel momento della
nascita della persona di cui si intende rappresentare l’oroscopo, divisa in 12
parti che corrispondono alle costellazioni zodiacali babilonesi. Questa è la
convenzione che viene adottata ancora oggi nelle rappresentazioni degli
oroscopi commerciali. Il seguito di costellazioni zodiacali rappresenta il cielo
della persona di cui si studia il tema natale e, nelle rispettive costellazioni,
vengono segnate le posizioni dei pianeti nell’istante della nascita. Poi
vengono tracciati quelli che sono definiti gli “aspetti”, intesi come le distanze
angolari tra i vari pianeti; infine, si interpreta il tutto.
Tuttavia, nel passato, sono state introdotte molte altre tipologie di
rappresentazioni grafiche utilizzate da altre popolazioni, e in particolare dagli
Egizi, almeno a partire dal III secolo a.C., in pieno ellenismo.
Vogliamo infatti introdurre ora un fatto fondamentale nello specifico: gli
antichi oroscopi, o orogrammi, in genere non erano assolutamente di forma
circolare, ma quadrati, e continuarono ad esserlo per molti secoli.
Inoltre, bisogna dire che invece di rappresentare il tema natale, e ricercare i
tratti tipici del carattere dell’interessato attraverso la posizione dei pianeti
nelle 12 costellazioni zodiacali, talvolta si utilizzava la divisione in Case. In
questo caso la pretesa dell’astrologo era quella di prevedere le fasi salienti
della vita della persona di cui stava studiando l’oroscopo e ogni Casa
corrispondeva ad una fase della vita, spesso temporale, ma non
esclusivamente; a volte invece ogni casa corrispondeva a una caratteristica
della vita della persona di cui si stava studiando il tema natale, quali il
matrimonio, la salute o le ricchezze, per esempio.
Jim Tester , scrive: 2
“Sembra perciò che l’astrologia oroscopia non possa essere più antica del IV
secolo a.C […]
I primi testi veramente astrologici in nostro possesso provengono dall’Egitto
ellenistico: scritti in greco, risalgono al periodo che va dalla fine del III secolo
al II secolo a.C. […]
Il primo dei pochi oroscopi babilonesi conosciuti è datato al 410 a.C.”
“Si può dire che, nelle scuole greche, si siano mischiate due correnti: quella
babilonese e quella egizia. Non vi era stata la necessità di importare le idee
egizie; dopo la conquista di Alessandro Magno, l’Egitto dei Tolomei faceva
parte del modo greco […]
Fu la tradizione babilonese ad essere introdotta e fu dall’Oriente che l’idea di
un’arte importante come l’astrologia pervenne in Grecia.”
Sottolineiamo che le più antiche tavolette babilonesi presentavano, rispetto
alle convenzioni greco-egiziane, due differenze fondamentali:
1) erano tavoletta divinatorie riguardanti un singolo fenomeno e non lo
studio astrologico completo di un oroscopo
2 Jim Tester, Storia dell’astrologia occidentale, ECIG
2) Le previsioni riguardavano la nazione nella sua totalità e non vi era traccia
di oroscopo individuali; anche nel caso in cui fosse descritto il futuro del
re o di un generale, questi erano semplici strumenti per individuare il
futuro della nazione o le sorti della battaglia.
La domificazione era totalmente assente negli oroscopi babilonesi, e appare
per la prima volta nei testi ermetici greco-egizi dell’epoca dei Lagidi, intorno
al III secolo a.C.
Ritorniamo agli oroscopi quadrati: la divisione più semplice era in quattro
case, ottenute tracciando un quadrato e tracciandone le diagonali.
I quattro punti che dividevano i quadranti erano chiamati in latino Centra o
Cardines.
Per approfondire l’argomento possiamo fare ricorso al Corpus Hermeticus,
che consiste in una serie di opere scritte in lingua greca nell’epoca dell’Egitto
dei Tolomei.
A questo corpus appartengono, tra le altre, due opere di carattere
astrologico fondamentali: il Salmeschiniaka e il manuale di NechepsoPetosiris.
Una traduzione latina conserva un pezzo di un compendio tardo di materiale
più antico relativo a uno scritto ermetico di argomento astrologico : 3
“Capitolo XXIV: sui quattro quarti dell’orogramma e su come si possano
conoscere le quattro età della vita partendo dalla nascita.
L’inizio dei quattro è l’oroscopo [Ascendente]. Dal primo grado
dell’ascendente al grado del medium cieli si parla di quarto orientale e
maschile; questo quarto rappresenta la prima età della vita. Il secondo quarto
è femminile ed è detto meridionale; va dal grado del medium coeli al grado
del discendente. Questo è il quadrante meridionale. Rappresenta la mezza
età, che segue la giovinezza; infatti nella maturità un giovane dimostra le sue
capacità. Il terzo quarto va dal grado del discendente al grado dell’Imum
Coeli, che è opposto al Medium Coeli. E’ un quarto maschile e rappresenta
l’età della vecchiaia. L’ultimo quarto va dall’Imum Coeli all’ascendente, è
femminile ed è il quadrante settentrionale; rappresenta l’estrema vecchiaia.”
Si ritiene che i primi astrologi abbiano lavorato sulla base di questi quadranti,
e quindi in modo totalmente diverso rispetto all’oroscopo circolare
babilonese. Il cielo veniva rappresentato attraverso un quadrato diviso in
quelle che venivano chiamate Case.
Il quadrato, che rappresentava il cielo, veniva diviso dalle sue diagonali in
quattro parti, che corrispondono a quelle descritte nel testo ermetico appena
riportato. I vertici del quadrato corrispondevano ai punti salienti del cielo
(figura 3)

che, ricordando che l’eclittica è l’insieme dei punti occupati dal
percorso apparente del Sole nel cielo, erano (nel momento della nascita della
persona di cui si tirava l’oroscopo):
3 Jim Tester, op. cit., ECIG
1) L’Ascendente (o Oroscopo), cioè il punto di intersezione tra eclittica e
l’orizzonte orientale; in altre parole il punto dell’eclittica che stava
sorgendo in quel momento.
2) Il Medium Coeli, che è il punto di intersezione tra l’eclittica e il meridiano
locale; in altre parole è il punto dell’eclittica che culminava a sud in quel
momento.
3) Il Discendente (o Occasus), cioè il punto di intersezione tra l’eclittica e
l’orizzonte occidentale; in altre parole è il punto dell’eclittica che stava
tramontando in quell’istante
4) l’Imum Coeli, che è il punto di intersezione dell’eclittica con la parte
opposta di meridiano.
Figura 3
Schema dell’oroscopo quadrato a 4 Case
A questo punto la descrizione del testo ermetico risulta chiara: ogni quarto di
quadrato rappresenta un settore dell’orizzonte che l’astrologo fa
corrispondere a un periodo della vita del soggetto di cui si sta studiando
l’oroscopo.

Però questa era la situazione più semplice. Temi di natalità più complessi
erano a 8 o a 12 case.
La testimonianza di questo modo di lavorare si trova sempre nello stesso
trattato ermetico.
Per ottenere un oroscopo a otto case, si procedeva nel seguente modo:
partendo dall’oroscopo a quattro case, si tracciava un quadrato interno, con
i vertici posti sui punti medi dei lati del quadrato esterno; poi si divideva
semplicemente ognuno di questi quadranti in due parti, ottenendo così otto
caselle.
Ogni punto cardinale dominava quindi due case. Questo tipico sistema di
rappresentazione del cielo, caratterizzato da otto case, è stato usato in varie
forme, e per molto tempo, e era chiamato Octatopos (Figura 4).

Figura 4
Schema dell’Octotopos, l’oroscopo quadrato a otto Case.
Storicamente, è poi stata introdotta un’ulteriore suddivisione: questa nuova
divisione, ottenuta inserendo un altro quadrato centrale, consentiva di
disporre di 12 case.
L’interpretazione di questi oroscopi quadrati divisi in 12 case è
estremamente complessa e gli storici della scienza non condividono sulle
relative interpretazioni, sulle quali è aperto un ampio dibattito.
Tuttavia non approfondiremo la divisione in 12 case, pur riportando in
appendice alcuni esempi molto interessanti, perché nello specifico a noi
interessa l’octatopos.
Può sembrare strabiliante ma sulla Pera Eicrita, probabilmente, si trova
proprio quella che può essere considerata la più antica rappresentazione di
un orogramma a otto caselle, appunto un octatopos.
Esaminiamo le caratteristiche principali di questi antichi oroscopi:
l’astrologo, come detto, tracciava prima un quadrato esterno, quindi un
quadrato interno con i lati disposti a 45° rispetto ai lati della figura
perimetrale; infine, lo spazio tra i due quadrati veniva diviso in otto parti,
ognuna delle quali rappresentava una casa astrologica.
I punti di riferimento erano i vertici nei quali si trovavano i punti salienti:
il Medium Coeli (sud);
l’Ascendente (est);
l’Imum Coeli (nord);
il Discendente (ovest).
E’ vero che generalmente la forma delle case era leggermente diversa da
quella incisa nel reticolato (le case erano spesso triangolari), ma bisogna
ricordare che i metodi di tracciare le case e le rispettive rappresentazioni
erano nell’antichità molto diverse tra di loro. Riportiamo diversi esempi in
appendice.
Gli elementi astrologici essenziali nel reticolato ci sono tutti:
1) un quadrato esterno, con i lati orientati sui punti cardinali che
consentono di individuare i 4 punti fondamentali del cielo.
2) un quadrato (anche se l’incisione è un quadrangolo) interno, con i lati a
45° rispetto al quadrato principale.
3) 8 caselline che corrispondono alle case del cielo.
La rappresentazione sulla Peira Eicrita è identica all’orogramma a otto case,
tranne per un particolare (figura 5).

Se accettiamo l’idea dell’Octatopos siamo anche in grado di interpretarlo,
seguendo le regole canoniche di questi oroscopi.
Abbiamo i quattro punti fondamentali sui vertici del quadrato esterno, a
partire dall’Ascendente, collocato a est, e seguito da Medium Coeli (sud),
Discendente (ovest) e Imum Coeli (nord), in corrispondenza degli altri vertici,
in senso orario e quindi secondo la disposizione canonica. Le Case si
numerano a partire da quella dell’ascendente, che è la prima, e seguono in
senso orario. La figura 6 riassume questa divisione simbolica del cielo.

Inoltre, considerando le coppelle come simboli planetari e le linee tra di esse
come simbolo della congiunzione, arriviamo alla seguente interpretazione:
Figura 5
Nella suddivisione classica (figura 4) veniva inserito, nel quadrato maggiore, un quadrato
più piccolo i cui vertici erano coincidenti con i punti medi dei lati del quadrato esterno; poi
si dividevano in due le superficie ricavate; il risultato era quello di ottenere otto Case
equivalenti. Nella suddivisione della Peira Ecreita (sotto), il quadrato più piccolo non ha
alcun punto in comune con il quadrato maggiore, ma le intersezioni sono ottenute
prolungandone i lati: il risultato fornisce otto Case di superficie diversa. Era un semplice
artificio per ricavare la spazio necessario a introdurre gli altri segni incisi, o le Case
diverse stavano a indicare differenze di importanza tra le stesse?
congiunzione di tre pianeti nella prima Casa (e quindi di rinforzo
all’ascendente), un pianeta nella terza Casa e un pianeta nella quinta. In tutto
i pianeti rappresentati sono cinque (Mercurio, Venere, Marte, Giove e
Saturno, cioè i cinque pianeti conosciuti nell’antichità, perché visibili a
occhio nudo) e quindi i conti tornano, anche se non sappiamo a quali
coppelle, rispettivamente, corrispondano i diversi pianeti.
Vogliamo ribadire che i modi di domificare (cioè di dividere in Case), e le
relative rappresentazioni grafiche, erano molto numerosi e le varianti
potevano essere significative.
Per esempio, Porfirio aveva elaborato un metodo di domificazione che
presentava l’ascendente al centro della prima casa e non all’inizio come
avveniva nella maggioranza dei casi e come avviene per gli oroscopi attuali.
Nel Tractatus astrologicus de genethliacorum thematum, pubblicato nel 1597
l’autore, l’astrologo tedesco Heinrich Rantzau, descrive cinque differenti
metodi di domificazione.
J. D. North ha studiato lungamente tutti i vari metodi di domificazione, 4
utilizzati dall’antichità fino al XVIII secolo, e ha individuato 7 metodi di calcolo
differenti, mentre Erich Wiesel distingue 14 modi diversi di domificazione, tra
antichi e moderni.
Dunque non deve stupire il fatto che la rappresentazione sulla Peira Eicrita
sia differente dal modello di domificazione egizio-ellenista maggiormente
rappresentato. Comunque, a testimonianza del fatto che non deve stupire la
forma dell’octopus della Peira Eicrita, si riportano in appendice diversi
esempi di oroscopi rappresentati in modo originale, differenti dallo schema
classico
Rimane ancora un aspetto da discutere: al centro è presente una
rappresentazione della Luna, che sembra più vicina alla settima Casa, ma
non lo si può sostenere con certezza.
Bisogna aggiungere un elemento: il simbolo falcato molto probabilmente
indica la posizione della Luna nel Tema Natale, però il fatto che si trovi nel
quadrato centrale può anche dare adito ad un’altra interpretazione:
nell’antichità esistevano anche gli oroscopi lunari, anche se erano
decisamente molto più rari rispetto a quelli solari. Gli oroscopi lunari si
costruivano nello stesso identico modo rispetto a quelli solari, però come
punti fondamentali (Ascendente, Medium Coeli, Discendente e Imum Coeli)
venivano prese le intersezioni, rispettivamente, dell’orizzonte orientale,
dell’arco meridionale del meridiano, dell’orizzonte occidentale, dell’arco
settentrionale del meridiano con l’orbita apparente della Luna invece che con
l’eclittica (percorso apparente del Sole nel cielo).
L’autore ritiene più plausibile che il segno falcato indichi la posizione della
Luna nel tema natale, ma non si può neppure del tutto escludere il fatto che
ci si trovi in presenza di un rarissimo oroscopo lunare.
J. D. North, Horoscopes and History, The Warburg Institute Surveys and Texts XIII, University of 4
London, Londra, 1986, pp. 46-51
Nell’antichità era anche estremamente importante determinare il Punto di
Fortuna, che era l’ascendente lunare.
Vi sono diverse tradizioni per calcolarne questo punto, però la sua
importanza era ammessa da tutti; Tolomeo, nel Tetrabiblos, scrive che il
punto di Fortuna “è come se fosse l’horoscopus della Luna”.
Noi oggi ne daremmo una formulazione moderna come punto di incontro tra
l’orizzonte orientale e l’orbita apparente della Luna.
Al di fuori del reticolo è rappresentato, più volte, il Sole. In questo modo tutti
e sette gli astri considerati nell’antichità sono incisi nel reticolo o in sua
prossimità (il Sole).
A proposito del Sole bisogna sottolineare un aspetto significativo, che
riguarda il Sole del discendente: questo è il punto di intersezione tra
l’eclittica e l’orizzonte occidentale; in altre parole è il punto dell’eclittica che
sta tramontando in quell’istante.
Il Sole rappresentato in corrispondenza del discendente è inciso sulla faccia
laterale della pietra: in altre parole si trova sotto alla superficie della pietra e
rappresenta il Sole calante o appena tramontato, in analogia con la
definizione di discendente.
Figura 6 Interpretazione del reticolo della Peira Eicrita. Il
quadrangolo è significativamente deformato verso
l’Ascendente o Oroscopo
Infine, vi è ancora un simbolo da discutere: rimane da spiegare la linea,
leggermente arcuata in punta, posta nella terza casa.
In un contesto diverso, forse potrebbe sembrare insignificante, ma
nell’ambito di un monolite così significativo dal punto di vista astronomico
non si può evitare di sottolineare come essa sia molto simile al geroglifico
egiziano che significa “anno”, “renpet” per gli Egizi.
Renpet era anche una divinità egizia, legata allo scorrere del tempo e in
particolare alla durata dell’anno.
La cosa più interessante per noi sta nel fatto che lo stesso glifo “rnpt” era
usato per scrivere la parola anno.
Renpet rappresenta anche “ciò che è giovane, il ringiovanimento”
corrispondendo ogni nuovo anno a una nuova nascita, a una nuova partenza
dopo la fine delle “vecchie lune”.5
Renpet appare anche come epiteto di Sirio, “Sothis” per i Greci e “Spdt” per
gli Egizi: questa stella era estremamente importante perché la sua levata
eliaca (si dice che una stella è in levata eliaca quando sorge pochissimo
tempo prima del Sole, in modo che la si riconosca, ma poi essa sparisca
immediatamente nella luce preponderante del Sole) era utilizzata dai
sacerdoti egizi per determinare l’inizio dell’anno.
Anche se sarebbe estremamente suggestivo pensare ad una dedica
specifica della pietra a una divinità, come se il monolite potesse essere
considerato la Pietra di Renpet, è molto più probabile che stia a indicare il
periodo dell’anno e forse anche il punto di partenza dell’anno.
Inoltre, il simbolo è particolarmente simile al geroglifico utilizzato per indicare
la parola “anno” nella celeberrima Pietra di Palermo: “La pietra di Palermo ci
porta a conoscenza, tramite un’iscrizione in caratteri geroglifici, dei nomi dei
sovrani proto-dinastici, dei quali non si accenna però alla data del regno, fino
a quello del terzo re della V dinastia. Questo elenco è disposto in caselle:
ognuna è separata dall’altra dal geroglifico
5 Christian Jacq, Il segreto dei geroglifici, Piemme 1995

Figura 7
Il simbolo geroglifico utilizzato per indicare la parola anno
(anno) e in esse sono stati registrati degli eventi particolarmente importanti
atti a caratterizzare un dato anno. Sotto ogni casella è indicato il livello
annuale raggiunto dalla piena del Nilo” . 6
Infine un particolare che è poco più di una curiosità: il nome Chisone ha una
assonanza con Chirone che era un essere mitologico, metà uomo e metà
cavallo. Considerato il più saggio e benevolo dei centauri, era esperto nelle
arti, nelle scienze e in medicina. Molti suoi allievi erano personaggi mitologici
estremamente famosi, tra i quali Achille, Eracle, Aiace e Teseo.
Non deve sfuggire il fatto che Chirone fosse anche considerato un valente
astrologo. Newton lo considerava un “astronomo pratico” e, attraverso una
interpretazione di un passo degli Stromateis di Clemente Alessandrino, lo
individua come uno dei primi a delineare le costellazioni in Grecia.
6 Carlo Gallo, L’astronomia egizia, Muzzio, 1998

Fig 8
Confronto tra il simbolo renpet (anno) nella
Pietra di Palermo e il simbolo della terza casa
della Peira Eicrita
Al di là di questa curiosità, si affaccia ora spontanea una domanda: che cosa
ci fa un’antica rappresentazione di un oroscopo greco-egiziano inciso su una
pietra ritrovata in Piemonte?
Eppure sulla interpretazione ci sono pochi dubbi: come mostrato è possibile
anche individuare i punti salienti del tema natale.
Non dimentichiamo che il Sole è rappresentato chiaramente, le piccole
coppelle rappresentano i pianeti ed è presente anche una mezzaluna.
L’interpretazione di questo oroscopo è evidente.
Cerchiamo quindi di fornire una risposta.
I casi possibili sono tre:
1) Il reticolo sembra indicare un orogramma, ma in realtà ha tutt’altra
funzione, anche se al momento non è possibile determinare quale; infatti,
come detto in premessa, non è, obiettivamente, assolutamente possibile
dimostrare con certezza che la funzione del reticolo sia proprio di
carattere astrologico.
2) Il reticolo è effettivamente un oroscopo quadrato, un octatopos, ma
l’incisione è molto più recente rispetto alle altre che risalgono,
probabilmente, alla tarda età del bronzo.
3) Il reticolo è un oroscopo quadrato ed è coevo alle altre incisioni,
risalendo quindi all’età del bronzo (fatto che spiegherebbe bene anche il
simbolo renpet).
È chiaro che questa risulta l’ipotesi più sconvolgente, in quanto fino ad ora si
credeva che i temi natali quadrati fossero il prodotto dell’incontro tra
l’astrologia babilonese, con i suoi tipici oroscopi circolari, e quella egiziana,
anche se di un Egitto ormai completamente ellenizzato e, quindi,
relativamente recente, ragionevolmente attorno al III secolo a.C.
Invece la scoperta sulla Peira Eicrita farebbe pensare un percorso inverso
della tradizione astrologica, come se l’irradiazione della tradizione degli
oroscopi quadrati provenisse dall’Europa e avesse incontrato la tradizione
babilonese, mediata da quella greco-egiziana.
Naturalmente, un’alternativa altrettanto valida consiste nella possibilità che i
contatti delle popolazioni della pianura padana con la civiltà egizia siamo ben
più antichi di quanto si potesse immaginare. Questo particolare potrebbe
suffragare le ipotesi che vedono, in particolare, la città di Torino legata agli
egizi o addirittura da essi fondata, fatto fino ad ora ritenuto semplicemente
leggendario.
Tuttavia queste sono risposte di competenza degli archeologi. E’ importante
ribadire che ognuno deve fare il suo lavoro.
L’archeoastronomia si deve fermare qui: con grande probabilità (bisogna
essere obiettivi, non si può averne la certezza) il reticolo della Peira Eicrita
rappresenta un oroscopo del più antico tipo, quello quadrato a otto case.
Chi, come, quando e perché l’abbia inciso non è di competenza di un fisico.